Se sei un imprenditore, un professionista o hai un’attività online che ti porta a dichiarare più di 35.000 euro l’anno, c’è un numero che ti riguarda da vicino.
Fai parte di una minoranza di circa 8 milioni di persone che, da sola, versa quasi due terzi di tutta l’Irpef italiana.
Il dato viene dal nuovo rapporto dell’Osservatorio sulle entrate fiscali di Itinerari Previdenziali, presentato al CNEL il 24 settembre 2026 e basato sulle dichiarazioni dei redditi relative al 2024.
In questo articolo vediamo cosa dicono davvero i numeri e perché non raccontano una storia di evasione.
Soprattutto, vediamo cosa significano per chi produce reddito in Italia.
Quanti italiani pagano davvero l’Irpef
Partiamo dalla fotografia generale. Su circa 58,9 milioni di residenti, i contribuenti che presentano una dichiarazione sono 42,8 milioni. Quelli che versano almeno un euro di Irpef sono poco più di 34,1 milioni.
In totale sono circa 24,8 milioni le persone per cui l’imposta sul reddito è pari a zero. Il numero va però letto con attenzione.
Circa 16 milioni di loro non sono contribuenti: si tratta in larga parte di minori e di persone senza alcun reddito. Gli altri, quasi 9 milioni, presentano la dichiarazione ma tra detrazioni e deduzioni azzerano l’imposta.
Non siamo quindi davanti a un dato sull’evasione fiscale. È un dato su qualcosa di diverso, e per certi versi più strutturale: il peso dell’Irpef è concentrato su una base di contribuenti sempre più stretta.
La piramide rovesciata: pochi pagano per tutti
È qui che i numeri diventano interessanti per chi fa impresa. Questa è la distribuzione del gettito per fasce di reddito dichiarato:
| Reddito lordo dichiarato | % dei contribuenti | % dell’Irpef versata |
|---|---|---|
| Fino a 20.000 € | 47% | circa 5% |
| Fino a 29.000 € | 69,78% | 21,33% |
| Da 35.000 € in su | 18,78% | 65% |
| Oltre 55.000 € | 6,25% | 40,63% |
| Oltre 100.000 € | 1,75% | 22,25% |
| Oltre 200.000 € | 0,3% | quasi 10% |
Quindi chi dichiara più di 35.000 euro lordi l’anno, cioè circa 2.000 euro netti al mese, rappresenta meno di un contribuente su cinque e sostiene il 65% dell’imposta. Chi supera i 100.000 euro è appena l’1,75% dei contribuenti, circa 745.000 persone, e paga più di un quinto del totale.
In fondo alla piramide la situazione è opposta. Circa 8 milioni di persone dichiarano tra 0 e 7.500 euro e versano in media 19 euro di Irpef l’anno. Altri 7,4 milioni si collocano tra 7.500 e 15.000 euro e versano in media circa 200 euro. A questi si aggiungono oltre un milione di contribuenti con reddito negativo, per i quali le deduzioni superano il dichiarato.
Redditi fermi, spesa pubblica in crescita
Il rapporto mette in evidenza un secondo squilibrio. Nel 2024 i redditi complessivi dichiarati hanno raggiunto 1.076 miliardi di euro, con una crescita del 4,73% sull’anno precedente, e l’Irpef lorda calcolata è stata di circa 272 miliardi. Se però si allarga lo sguardo agli ultimi 17 anni, i redditi risultano sostanzialmente stagnanti.
Nello stesso periodo la spesa pubblica è passata da circa 789 miliardi nel 2008 a oltre 1.108 miliardi nel 2024, con un aumento superiore al 40%.
Mettendo insieme i due dati, il quadro è chiaro. Lo Stato ha bisogno di sempre più risorse, e la platea che effettivamente le fornisce è ristretta e non cresce. Chi sta nella parte alta della piramide è, per forza di cose, il bacino da cui si attinge.
Cosa significa per imprenditori e professionisti
Se dichiari redditi medio-alti, questi numeri hanno tre conseguenze pratiche.
Il tuo carico fiscale reale è più alto di quanto sembri. Oltre i 50.000 euro l’aliquota Irpef marginale arriva al 43%. A questa si sommano le addizionali regionali e comunali e, per autonomi e imprenditori, i contributi previdenziali. Su ogni euro guadagnato in più, la quota che resta in tasca può scendere ben sotto la metà.
Le riduzioni fiscali raramente sono pensate per te. Le ipotesi circolate in vista della Manovra 2027 parlano soprattutto di interventi sui redditi più bassi. È una scelta politica legittima, ma chi sta nella fascia che sostiene il 65% del gettito difficilmente ne vedrà benefici significativi.
La pressione non scenderà da sola. Finché la spesa cresce più dei redditi e la base imponibile resta concentrata, chi già paga molto resta il candidato naturale a pagare ancora.
Non sono osservazioni ideologiche: sono la lettura dei numeri. La domanda utile non è se sia giusto, ma cosa si può fare legalmente per gestire meglio la propria posizione.
Pianificazione fiscale: le strade legali
Ottimizzare il proprio carico fiscale è un diritto, a patto di farlo nel rispetto delle norme. Le strade principali sono due.
Ottimizzare restando in Italia. Scelta della forma giuridica, regime fiscale più adatto, gestione dei compensi e della previdenza.
Per molti professionisti è il primo passo, e spesso lascia margini che non vengono sfruttati.
Pianificare a livello internazionale. Per chi ha un business digitale o una clientela internazionale, trasferire la residenza e strutturare l’attività in un Paese con una fiscalità più favorevole può cambiare radicalmente i numeri. È il principio della Flag Theory: sfruttare in modo legale i vantaggi che ciascun ordinamento offre.
C’è però un punto su cui molti sbagliano.
Dal 2024 le regole sulla residenza fiscale sono cambiate con la riforma dell’articolo 2 del TUIR.
Oggi contano la presenza fisica sul territorio e il domicilio, inteso come il luogo in cui si sviluppano principalmente le relazioni personali e familiari.
L’iscrizione all’AIRE, da sola, non basta: se la tua vita resta di fatto in Italia, per il Fisco resti residente in Italia, con tutte le conseguenze del caso.
Lo stesso vale per le società costituite all’estero ma gestite di fatto dall’Italia, che rischiano di essere considerate esterovestite.
Per questo un trasferimento va progettato prima, con una consulenza specifica, e non ricostruito dopo, durante un accertamento.
Domande frequenti
Quanti italiani pagano l’Irpef?
Secondo il rapporto Itinerari Previdenziali sui redditi 2024, sono poco più di 34,1 milioni su 42,8 milioni di contribuenti e circa 58,9 milioni di residenti.
Chi paga la maggior parte dell’Irpef in Italia?
I contribuenti con redditi da 35.000 euro lordi in su. Sono il 18,78% del totale e versano il 65% dell’imposta.
I 24,8 milioni che non pagano l’Irpef sono evasori?
No. Si tratta in gran parte di persone senza reddito, inclusi i minori, e di contribuenti con redditi bassi la cui imposta viene azzerata da detrazioni e deduzioni.
Basta trasferirsi all’estero per non pagare le tasse in Italia?
No. Dal 2024 la residenza fiscale si valuta su presenza fisica e centro degli interessi personali e familiari. Senza un trasferimento reale e ben documentato, il Fisco italiano può continuare a considerarti residente.
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Wish You All The Very Best
Luca Taglialatela


