Tax Planning Internazionale Logo Text G 150
Contattaci su Whatsapp

Esterovestizione e residenza fiscale

16 Marzo 2024

Sono sempre di più, al giorno d’oggi, gli imprenditori che decidono di operare offshore.

Spesso perché hanno sentito dire che così non si pagano imposte, spesso a causa dell’enorme quantità di pessima informazione che si trova su internet dove sedicenti esperti millantano l’apertura di LLC negli Stati Uniti, LTD ad Hong Kong ed Srl nell’est europeo senza alcuna base di fiscalità nazionale ed internazionale, centinaia di imprenditori incorporano società in altre giurisdizioni, senza curarsi delle implicazioni e dei rischi, fiscali e in taluni casi anche penali, che possono derivare dallo scorretto uso di uno strumento offshore.

Il fenomeno è stato così rilevante che nel corso degli ultimi anni ha indotto l’Amministrazione finanziaria ad approfondire i controlli per individuare quelle incorporazioni offshore realizzate in modo non corretto. 

Ovviamente incorporare una società all’estero non è vietato, è diritto dell’imprenditore e nell’Unione Europea è tutelato dal diritto fondamentale dalla libertà di stabilimento, ma deve essere effettuato rispettando criteri ben precisi per non incorrere nel fenomeno di cui tante volte abbiamo parlato: l’esterovestizione. Ogni volta che viene incorporata una società all’estero senza una valida ragione economica e senza una reale attività svolta in loco siamo di fronte ad una fattispecie di pianificazione fiscale aggressiva, che è oggetto di violazione delle normative antielusive.

prenota una consulenza con il dr. Taglialatela Luca

Residenza fiscale delle società

Per comprendere meglio cos’è l’esterovestizione, bisogna aver chiaro il concetto di residenza fiscale delle società.

Ai sensi dell’art. 73 co. 3 del TUIR, così come modificato dall’ultima legge di bilancio, si considerano residenti le società e gli enti che hanno nel territorio dello Stato, per la maggior parte del periodo d’imposta, alternativamente:

  • la sede legale;
  • la sede di direzione effettiva (il POEM o Place Of Effective Management);
  • la gestione ordinaria in via principale.

Quali sono, quindi, gli elementi che possono dar luogo al fenomeno dell’esterovestizione?

  • La società ha la sede legale all’estero, ma la sua attività economica è svolta principalmente in Italia;
  • I soci, gli amministratori e i dipendenti della società risiedono tutti in Italia;
  • La società utilizza beni strumentali (fabbricati, impianti, macchinari) e risorse umane (dipendenti) situate in Italia;
  • Le decisioni sia strategiche che quotidiane della società vengono prese in Italia.

Portiamo ad esempio un caso realmente avvenuto, quello di un imprenditore italiano che decide di incorporare la propria impresa in Bulgaria, dove la tassazione è al 10%, contro il 24% + 3,9% italiani.

La società aveva la sede legale in Bulgaria, ma l’amministrazione e la gestione ordinaria venivano svolte in Italia. L’amministrazione finanziaria, nel corso di un’ispezione presso un cliente del nostro imprenditore ha riscontrato delle anomalie ed ha iniziato un nuovo accertamento in capo alla nostra società bulgara, dimostrandone l’esterovestizione.

Il risultato è stato che tutti i redditi della società sono stati assoggettati a tassazione in Italia, con sanzioni ed interessi.

Inoltre, l’accertamento ha avuto implicazioni anche ai fini dell’IVA non versata in Italia, comportando ulteriori sanzioni a carico della società esterovestita.

Infine, non va dimenticato il rischio di incorrere nel penale nel caso in cui il fenomeno dell’esterovestizione venga valutato, nel caso specifico, come evasivo. 

In particolare, per dare una dimensione al rischio, è punito con la reclusione da due a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenti, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte ad € 50.000.

Questo deve, a maggior ragione, far riflettere sulle capacità dell’Agenzia delle entrate Italiana, così come quelle di altri paesi, di ottenere informazioni nei modi più disparati e di utilizzarle per mettere in atto verifiche ed accertamenti che possono costare caro a quegli imprenditori che agiscono offshore senza adeguato supporto di un professionista che possa aiutarli a prevenire contestazioni.

Che tipo di controlli può effettuare l’amministrazione finanziaria di un paese riguardo alla residenza delle società?

Per quanto concerne la sede dell’amministrazione effettiva, il cosiddetto Place Of Effective Management menzionato dalle convenzioni contro le doppie imposizioni, le autorità solitamente verificano:

  • il luogo nel quale si riunisce il Consiglio di amministrazione ovvero l’assemblea dei soci (che si presume essere il luogo in cui vengono assunte le decisioni fondamentali della società);
  • la residenza degli amministratori, prestando attenzione anche coloro che possono essere considerati amministratori de facto;
  • chi detiene il potere effettivo di gestione dei conti correnti bancari della società;
  • l’affidamento di poteri decisionali in capo all’assemblea dei soci residenti in Italia in relazione ad alcuni aspetti chiave della gestione societaria;
  • l’effettiva struttura organizzativa della società, ovvero il luogo in cui è presente un apparato organizzato composto da beni e persone, dove viene esercitata l’impresa e da dove derivano gli impulsi decisionali.

In sede ispettiva l’attenzione dei verificatori andrà posta sul reperimento di tutti gli elementi utili a comprovare, nel loro insieme, che le attività amministrative e gestionali della società formalmente residente all’estero sono di fatto svolte sul territorio nazionale.

prenota una consulenza con il dr. Taglialatela Luca

In merito, invece, all’individuazione dell’oggetto principale dell’attività svolta dalla società, l’amministrazione finanziaria si focalizza sui seguenti elementi: 

  • Il luogo di svolgimento delle attività imprenditoriali;
  • la residenza dei clienti;
  • la localizzazione dell’effettiva gestione dei conti correnti e delle disponibilità finanziarie della società;
  • l’assoggettamento effettivo alle imposte estere (come logica conseguenza della residenza nel Paese estero) e quindi la presenza di un tax certificate;
  • l’eventuale possesso di autorizzazioni amministrative da parte delle autorità locali estere per l’esercizio dell’attività.

Salvo in casi particolari, spetta all’amministrazione finanziaria provare tutte queste condizioni.

L’imprenditore che decide di costituire una società all’estero deve essere quindi ben cosciente dei rischi nei quali può incorrere. Solo facendosi affiancare nella pianificazione da un professionista competente, che sappia come strutturare correttamente una incorporazione offshore, può prevenire eventuali accertamenti fiscali.

Non rischiare di farti male per colpa del tuo consulente, agisci informato e protetto affidandoti ai migliori fiscalisti su piazza!

Prenota ora una consulenza con me o con un membro esperto del mio team!

Wish You All The Very Best

 Luca Taglialatela

Luca Taglialatela

Dottore commercialista e tributarista internazionale, creatore di Trasferimento Sicuro, il primo blog dedicato ai trasferimenti di residenza fiscale dall’Italia verso l’estero e Tax Planning Internazionale, il primo blog che insegna agli imprenditori come risparmiare fiscalmente sull’attività della propria azienda grazie al tax planning internazionale.

Leggi Anche:

Iscriviti alla Newsletter

Scarica adesso gratuitamente la I Parte della Guida “I 25 passi per Trasferirsi all’Estero in Sicurezza”e comincia ad orientarti sulle principali linee guida da seguire elaborate grazie alla nostra esperienza ultraventennale.

cover ebook luca IPAD pt.1
Cerca