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Italia – Principato di Monaco: nuove regole sulla residenza fiscale applicabili in assenza di trattati

6 Aprile 2024

Generalmente, quando un soggetto è considerato residente fiscale per le norme di due diversi paesi, per dirimere la questione si applicano le convenzioni contro le doppie imposizioni basate sul modello OCSE.

Ma cosa accade quando due paesi non hanno stipulato alcun trattato?

Un esempio concreto e che tocca molti italiani per la vicinanza geografica, è quanto avviene tra l’Italia ed il Principato di Monaco.

Periodicamente i media di informazione pubblicano la storia di personaggi famosi italiani, spesso legati al mondo dello sport, che hanno trasferito la propria residenza a Montecarlo, i casi più recenti sono quelli dei tennisti Matteo Berrettini e Jannik Sinner.

In queste situazioni devono essere applicate le norme domestiche, che possono far emergere situazioni di doppia residenza fiscale.

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Ai fini delle imposte sui redditi, a partire dal 2024, sono considerate residenti in Italia le persone che, per la maggior parte del periodo d’imposta (183 o 184 giorni), considerando anche la frazioni di giorno (art. 2 co. 2 del TUIR, come riscritto dall’art. 1 del DLgs. 209/2023) alternativamente:

  • hanno la residenza nel territorio dello Stato (“la residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale”);
  • hanno il domicilio nel territorio dello Stato (per domicilio si intende per “il luogo in cui si sviluppano, in via principale, le relazioni personali e familiari della persona”);
  • sono presenti nel territorio dello Stato;
  • salvo prova contraria, risultano iscritte nelle anagrafi della popolazione residente.

Di particolare interesse, nel nostro caso, è la nuova definizione di domicilio. 

Con la nuova norma è stata data priorità alle relazioni personali (quindi famiglia e cerchia di amici), rispetto a quelle economiche e patrimoniali.

A partire da gennaio 2024, quindi, un soggetto che abbia o trasferisca nel Principato di Monaco la propria famiglia e/o le proprie relazioni personali (tra le quali rientrano, ad esempio, le iscrizioni a circoli culturali, club, palestre, organizzazioni politiche) potrebbe avere la tranquillità di non qualificare come residente fiscale in Italia, anche nel caso vengano mantenute in Italia le proprie relazioni patrimoniali ed economiche (quali investimenti, asset patrimoniali, fonti di reddito ecc).

Di segno opposto è, invece, la situazione di quei residenti del Principato, costretti a recarsi frequentemente in Italia per motivi familiari. E’ il caso, non infrequente, di persone separate o divorziate, i cui figli sono rimasti con l’ex coniuge o di persone che mantengono in Italia i genitori. 

E’ inoltre difficile, nell’ambito delle relazioni personali, determinare quali abbiamo un peso maggiore rispetto ad altre nelle situazioni in cui un soggetto detenga questo tipo di relazioni in entrambi i paesi. 

Peso che, invece, era più facile da determinare per quanto riguarda le relazioni patrimoniali.

A ciò si aggiunga che il Principato di Monaco rientra nella cosiddetta black list, è considerato un paradiso fiscale. 

A norma dell’art. 2 co. 2-bis del TUIR, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Paesi a fiscalità privilegiata si considerano residenti in Italia, salvo prova contraria.

In queste situazioni si applica quindi l’inversione dell’onere della prova, è il contribuente che deve dimostrare l’amministrazione finanziaria di essersi effettivamente trasferito a Montecarlo.

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Ai fini della dimostrazione dell’effettivo trasferimento della residenza fiscale all’estero, il contribuente potrebbe utilizzare gli elementi di prova individuati nella C.M. 2.12.97 n. 304/E:

  • disponibilità di un’abitazione permanente nel Paese estero adeguata ai bisogni abitativi personali e familiari;
  • stipula di contratti di locazione o acquisto di immobili residenziali adeguati ai bisogni abitativi personali e familiari;
  • pagamento di canoni per la fornitura di servizi (acqua, luce, gas, telefono, ecc.) nel Paese estero;
  • assenza di unità immobiliari tenute a disposizione in Italia;
  • svolgimento di un rapporto di lavoro a carattere continuativo o di attività economica nel Paese estero;
  • mantenimento della famiglia all’estero, con iscrizione ed effettiva frequenza dei figli in istituti scolastici o di formazione del Paese estero;
  • accreditamento nel Paese estero di proventi ovunque conseguiti e movimentazione di somme di denaro o altre attività finanziarie;
  • possesso all’estero di beni anche mobiliari;
  • eventuale iscrizione nelle liste elettorali del Paese estero.

Questo caso ci dimostra che non in tutte le situazioni si applicano le medesime regole.

Il contribuente che per minimizzare il proprio carico fiscale si trasferisce a “cuor leggero”, senza avere una panoramica completa delle implicazioni, rischia, in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, di veder i propri redditi ricondotti a tassazione in Italia.

Da qui l’importanza di affidarsi a fiscalisti esperti, che conoscano le norme, onde permettere ai propri clienti di trasferire in modo sicuro e consapevole la propria residenza fiscale.

Ti aspetto allora! 

Wish You All The Very Best

Luca Taglialatela 

Luca Taglialatela

Dottore commercialista e tributarista internazionale, creatore di Trasferimento Sicuro, il primo blog dedicato ai trasferimenti di residenza fiscale dall’Italia verso l’estero e Tax Planning Internazionale, il primo blog che insegna agli imprenditori come risparmiare fiscalmente sull’attività della propria azienda grazie al tax planning internazionale.

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