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La Dubai Tax Free è morta

13 Aprile 2024

Dubai è morta e il Tax Free di Dubai non esiste più. Lo 0% di tasse è un ricordo del passato, ma per quale motivo?

E quali sono le considerazioni di un Tax Planner?

Da oltre 20 anni mi occupo di pianificazione fiscale internazionale con l’obiettivo di massimizzare le libertà personali, fiscali e finanziarie dei miei clienti.

Vorrei fare qualche piccola, ma importante, riflessione su Dubai insieme a te, che ti occupi di impresa o sei un lavoratore autonomo.

Io stesso vado e vengo da Dubai continuamente: 3-4 mesi, se non di più, all’anno.

Chiaramente mi occupo di Relocation Plan, avrò portato decine e decine di persone, e avrò aperto centinaia di società.

Nel frattempo, negli ultimi anni il Paese è cambiato. Ha fatto un po’ come i russi con Napoleone: ci ha fatto entrare promettendoci la detassazione completa per 50-60 anni e poi, come era prevedibile (non voglio dire ovvio), ha introdotto un minimo di tassazione che, dal mio punto di vista, è accettabile soltanto se vivi a Dubai.

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Se la tua intenzione è veramente quella di vivere negli Emirati, allora ha senso ed è anche giusto sotto un certo punto di vista, anche se tu non sarai d’accordo, versare il 9% di tasse.

Se però non vivi a Dubai e sei un nomade digitale, allora, secondo me, non ha senso neanche andare a cercare tutte quelle scappatoie che ti promettono.

Cercare scappatoie da nomade digitale, magari andando a applicare per una remote worker visa o facendosi prestare una business visa da un imprenditore o un amico che ha incorporato una società all’interno degli Emirati, non è una opzione intelligente.

Innanzitutto perché sei un nomade digitale, quindi a livello di residenza fiscale, quando ti trasferisci a Dubai, se sei italiano, ricorderai che è un paese black list ai sensi dell’articolo 2 comma 2 bis del testo unico sulle imposte del reddito.

Questo ti crea dei problemi perché, se dovessi ricevere una contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate italiana, sarai tu a dover dimostrare di vivere davvero a Dubai e, se sei un nomade digitale e hai preso un Emirates ID o una business visa, una remote worker visa, con l’unico obiettivo, appunto, di non pagare tasse e mantenere la tua indipendenza, allora devi sapere che esistono tante alternative che sono più semplici, più economiche e con meno seccature di Dubai, che oggi sta diventando anche particolarmente cara.

Infatti, molto spesso, occupandomi di imprenditoria e di assistenza fiscale per imprenditori digitali da oltre 20 anni, sempre di più mi chiedono di ‘Dubai, Dubai, Dubai’.

Ma se io non vedo un fatturato adeguato a mantenere sia un impianto burocratico, amministrativo, societario che oggi si aggira tra i 10 e 15.000 so già non ne vale la pena.

Sotto un determinato livello di fatturato, non ha veramente senso.

E allora per chi ha senso?

Chiaramente per quelli che svolgono un’attività qualificata, che poi fondamentalmente sono quelli legati all’import-export, che molto spesso sono lontani dai business digitali.

In quel senso, chiaramente, continui a pagare lo 0% perché la tua attività si registra come qualificata e quindi eviti il 9%.

D’altro canto, esiste un’esenzione per piccoli redditi, il cosiddetto small business relief, ma sono redditi obiettivamente bassi se fai impresa a un determinato livello.

Esistono poi una normativa antiabuso e una normativa sull’esterovestizione, quindi giocare al gioco delle tre carte o continuare a incorporare società offshore da Dubai, secondo me, ha sempre meno senso perché il ruolo delle tax authorities sarà sempre più aggressivo.

Ancora non lo è, ma nei prossimi anni rischia di esserlo.

Quindi, il punto è: Dubai, per come la conoscevamo, non esiste più!

Il costo della vita è aumentato, direi, in maniera piuttosto esponenziale.

Il costo di mantenimento, di costituzione, di rinnovo di licenze, dell’audit, di contabilità, eccetera, eccetera oggi diventa sempre più alto, le autorità lo sanno perché tutti incorporano a Dubai, e quindi è destinato ancora ad aumentare.

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Quindi, il punto è, se sei intenzionato a vivere, prosperare e fare sì che il centro dei tuoi interessi vitali sia davvero negli Emirati Arabi, rimane il senso di trasferirsi, pianificare e incorporare a Dubai.

Se però la tua intenzione è quella di mantenere un minimo di flessibilità e di continuare a girare anche alla ricerca di nuove opportunità di investimento per far prosperare il tuo gruppo, o la tua impresa, allora è il caso di considerare altre opzioni che sono lì a un passo da te, magari neanche le vedi perché ti sei fissato con Dubai.

Con questo articolo ho tentato di darti una visione imparziale di quello che, secondo me, sta diventando Dubai e stanno diventando gli Emirati, che restano un ruolo cruciale nello sviluppo economico del pianeta.

Il Middle East è assolutamente un place to be, però bisogna arrivarci con cognizione di causa e dietro la guida attenta di un pianificatore o comunque di qualcuno che sappia dove mettere le mani e non aprire società tanto per aprirle.

Da qui l’importanza di affidarsi a fiscalisti esperti, che conoscano le norme, onde permettere ai propri clienti di trasferire in modo sicuro e consapevole la propria residenza fiscale.

Ti aspetto allora! 

Wish You All The Very Best

Luca Taglialatela 

Luca Taglialatela

Dottore commercialista e tributarista internazionale, creatore di Trasferimento Sicuro, il primo blog dedicato ai trasferimenti di residenza fiscale dall’Italia verso l’estero e Tax Planning Internazionale, il primo blog che insegna agli imprenditori come risparmiare fiscalmente sull’attività della propria azienda grazie al tax planning internazionale.

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