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Lo scambio di informazioni fiscali tra gli stati

24 Febbraio 2024

Se pensi che detenere delle attività all’estero o realizzare business offshore ti metta al riparo da controlli e contestazioni da parte del fisco italiano (o del tuo paese di residenza), allora ti sbagli di grosso.

A partire dal 2014, con l’introduzione del CRS, e successivamente, con altre tipologie di accordi bilaterali o in ambito UE, gli stati dell’OCSE si scambiano le informazioni fiscali relative ai propri contribuenti.

Lo scambio di informazioni ai fini fiscali è principalmente finalizzato all’acquisizione di dati per il contrasto all’evasione, in primo luogo quella connessa all’allocazione di patrimoni all’estero.

Semplificando l’assunto, le procedure sono generalmente costruite con la seguente modalità:

lo Stato A (ad esempio la Francia), attraverso la propria anagrafe tributaria, acquisisce i dati relativi ai redditi e alle attività che i soggetti residenti nello Stato B (ad esempio l’Italia) detengono nello Stato A, fornendo poi questi dati allo Stato B medesimo.

Le modalità di scambio di informazioni sono le seguenti:

  • su richiesta specifica, attraverso una domanda rivolta dall’Amministrazione fiscale di uno Stato all’Amministrazione fiscale di un altro Stato, relativa ad un singolo contribuente;
  • automaticamente, a scadenze fisse e riguardante la generalità dei contribuenti di uno Stato che hanno attività o redditi nell’altro Stato;
  • spontaneamente, ovvero da uno Stato nell’interesse di un altro Stato, anche senza una specifica richiesta da parte di quest’ultimo. 

Le procedure di scambio di informazioni che coinvolgono l’Italia traggono la loro origine da tre categorie di fonti:

  • le Convenzioni contro le doppie imposizioni, o gli Accordi per lo scambio di informazioni siglati con Stati e territori non legati all’Italia da una Convenzione (TIEA);
  • le direttive comunitarie, da DAC 2 a DAC 8. 

Tra queste, si ricorda che in data 15 febbraio è scaduto il termine per lo scambio automatico dei dati in possesso dei gestori delle piattaforme digitali (DAC 7) e, a partire dal 2024, entrerà in vigore la DAC 8, che prevede un’estensione dello scambio automatico di informazioni ai dati delle cripto-attività;

  • gli accordi di carattere sovranazionale firmati dall’Italia, in particolare la Convenzione Multilaterale ed il FACTA con gli Stati Uniti.

I dati ricevuti attraverso questo scambio di informazioni vengono utilizzati per controlli selettivi nei confronti dei contribuenti, ad esempio quando questi dati non risultano inseriti del quadro RW della dichiarazione del soggetto fiscalmente residente in Italia oppure quando un soggetto detiene all’estero delle attività che non si giustificano con i redditi dichiarati nel paese di residenza.

LA NOVITA’ DEL CESOP

Come se tutto ciò non bastasse, in particolare per quei soggetti che si dedicano all’e-commerce, è stata introdotta un’importante novità in tema di scambio di informazioni in ottica anti evasione IVA.

A partire dal 01/01/2024 sono entrate in vigore le nuove regole dell’UE per i prestatori di servizi di pagamento (PSP) per rafforzare la lotta contro la frode IVA nel settore delle transazioni transfrontaliere di commercio elettronico.

La norma richiede ai PSP (quali, ad esempio, le banche e le piattaforme di pagamento) di trasmettere informazioni sui pagamenti transfrontalieri provenienti dagli Stati membri e sul beneficiario di tali pagamenti transfrontalieri. 

I PSP che offrono servizi di pagamento nell’UE dovranno monitorare i beneficiari dei pagamenti transfrontalieri e trasmettere informazioni su coloro che ricevono più di 25 pagamenti transfrontalieri al trimestre (quindi chiunque abbia un minimo di giro d’affari) alle amministrazioni degli Stati membri.

Queste informazioni saranno poi centralizzate in una banca dati europea, la Central Electronic Electronic System of Payment Information (CESOP), dove saranno archiviate, aggregate e sottoposte a controllo incrociato con altre banche dati europee. 

Tutte le informazioni contenute nel CESOP saranno quindi messe a disposizione degli esperti antifrode degli Stati membri tramite una rete denominata Eurofisc.

Cos’è Eurofisc?

E’ una sorta di Agenzia delle Entrate sovra nazionale, istituita per contrastare le frodi in materia IVA. Nel solo 2022, questa istituzione ha identificato operazioni sospette o fraudolente per 10,9 miliardi di €.

L’ obiettivo di questa nuova misura è fornire alle autorità fiscali degli Stati membri gli strumenti giusti per individuare eventuali frodi in materia di IVA nel commercio elettronico effettuate da venditori stabiliti in un altro Stato membro o in un paese terzo.

Come avrete potuto capire, non è sufficiente delocalizzare il proprio patrimonio o le proprie attività in un altro paese per sparire dai riflettori del fisco.

Al contrario, accade spesso che un imprenditore, agendo in questo modo ed operando senza essere compliant con le regole, si dia la zappa sui piedi ed incorra in accertamenti, controlli e sanzioni. 

È per questa ragione che, sia nei processi di internazionalizzazione che nella gestione patrimoniale, è fondamentale farsi assistere da un professionista competente, con esperienza in fiscalità internazionale e wealth protection.

È tempo di fissare una call insieme!

Ti aspetto.

Wish You All The Very Best

Luca Taglialatela 

Luca Taglialatela

Dottore commercialista e tributarista internazionale, creatore di Trasferimento Sicuro, il primo blog dedicato ai trasferimenti di residenza fiscale dall’Italia verso l’estero e Tax Planning Internazionale, il primo blog che insegna agli imprenditori come risparmiare fiscalmente sull’attività della propria azienda grazie al tax planning internazionale.

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