Pagare le Tasse: Non Basta Andare all’Estero per Ridurle

22 Maggio 2015
In questo report scoprirai come evitare di pagare le tasse in Italia.  Vedrai che non basta andare all'estero, ma bisogna effettuare il trasferimento di residenza rispettando la normativa italiana.. 

pagare le tasse

Molti cittadini italiani, vessati dalle tasse, hanno giustamente scelto di recarsi all’estero in luoghi dove il sistema di tassazione sia un po’ più clemente verso il povero contribuente.

La particolarità di questa emigrazione di massa che sta conducnedo migliaia di Italiani al di fuori dei confini nazionali riguarda praticamente tutti: imprenditori, pensionati, lavoratori, professionisti…..

Non è vero che si tratta di pochi rapaci imprenditori farabutti che stanno trasferendo la residenza, il numero di persone che se ne sta andando all’estero è veramente elevato e variegato. Tutto questo è favorito dall’espandersi del Web che permette a molte attività di essere gestite a distanza.

Costoro cercano all’estero un modo per pagare meno tasse e acquistare beni di consumo a un prezzo più basso, ma anche, e soprattutto, una qualita’ di vita maggiore che consenta loro di godere anche del tempo libero.

E’ per questo motivo che moltissimi italiani si recano alle Canarie, a Malta, a Cipro, in Bulgaria. Lì aprono attività commerciali, ricevono le loro pensioni oppure gestiscono un attività o una professione tramite il Web.

Il problema è che non è così semplice trasferirsi fiscalmente all’estero e chiudere i rapporti con il Fisco italiano. Anche se ti trasferisci in un altro paese e ci passi la maggioranza del tuo tempo non è detto che l’Agenzia delle Entrate riconosca il tuo trasferimento di residenza come “effettivo”.

Sono frequentissimi i casi in cui il cittadino italiano si reca all’estero, si trattiene nel paese per più di 180 giorni all’anno, si iscrive all’AIRE eppure riceve pesanti contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate la quale pretende che vengano pagate le tasse anche in Italia per l’anno in cui ha avuto luogo il traferimento verso l’estero.

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Il povero cittadino italiano si trova quindi obbligato a pagare le tasse due volte: nel paese che lo ha accolto e al paese di origine (L’Italia).

Questo è un fenomeno crescente che vede migliaia di connazionali coinvolti in liti fiscali che si protraggono per alcuni anni, le cui spese processuali devono essere pagate di tasca propria se, alla fine della fiera, non si riesce a contestare le pretese del fisco.

Queste persone non sono dei truffatori che vivono in Italia mentre affermano di vivere all’estero. Sono persone che realmente vivono all’estero e hanno le prove per dimostrarlo (bollette della luce, affitti di case, iscrizioni scolastiche dei figli nel paese di accoglienza,….).

Sto cercando di dirti con questo che non è assolutamente una passeggiata effettuare il trasferimento di residenza. Non basta andarsene allegramente all’estero.

Nemmeno i tribunali italiani hanno le idee chiare

Poniamo il caso che tu sia andato all’estero senza rivolgerti ad un professionista e che dopo 2 anni ti arriva una multa dell’agenzia delle entrate che ti contesta il fatto di non aver pagato le tasse negli ultimi anni in Italia. Secondo l’agenzia delle Entrate infatti, sebbene tu risieda stabilmente all’estero, tu sei fiscalmente residente in Italia.

Tu però ti senti sereno perché vivi effettivamente all’estero e non hai imbrogliato il fisco, poiché negli ultimi 2 anni non hai usufruito dei servizi e delle instratrutture italiane. Per cui hai pagato le tasse nel paese dove risiedi realmente. Eppure l’Agenzia delle Entrate non molla la presa e pretende che tu paghi una multa molto salata.

Quindi decidi di affidarti ad un avvocato per contestare i tentativi dell’agenzia delle entrate di negare il tuo trasferimento di residenza. Ecco che comincia un’altra avventura incredibile.

Prima di tutto sappi che dovrai anticipare di tasca tua almeno la meta’ delle sanzioni che il fisco ti richiede. Poi, alla fine del processo che come detto puo’ durare parecchi anni (dall’appello alla cassazione …), si vedra’.

Ma non è finita qui, perché la stessa giurisprudenza ha opinioni differenti nell’affrontare il trasferimento di residenza.

Devi sapere che secondo la giurisprudenza italiana non basta trasferirsi all’estero. Bisogna anche dimostrare che il centro dei propri interessi professionali e personali sia all’estero. In generale il principio dei legami personali è quello che prevale. Quindi, per capirci, se lavori in Germania, ma hai la mamma a Reggio Calabria che vai a trovare spesso il Fisco può contestare il tuo trasferimento di residenza. Infatti i tuoi legami personali sono in Italia.

Infatti la Consulenza Trasferimento Sicuro™ affronta questa questione centrale e la risolve con alcuni accorgimenti specifici che annullano le accuse dell’Agenzia delle Entrate.

Il problema è che non hai davanti solo l’Agenzia delle Entrate che fa di tutto per impedirti di riconoscere il tuo trasferimento di residenza, c’è anche una giurisprudenza che cambia le carte in tavola in continuazione.

Infatti come ho scritto precedentemente la tendenza della Giurisprudenza è quella di far prevalere i legami personali su quelli professionali come si può leggere qui:

Altro caso interessante è quello analizzato dai giudici della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20285 del 4 settembre 2013. Nel caso di specie, richiamando l’art. 7 della direttiva n. 83/182/CEE, si afferma che “la residenza «normale» di una persona fisica è il luogo in cui questa dimora abitualmente a motivo di legami personali e professionali. Se non sono presenti detti collegamenti si può prendere in considerazione il luogo in cui la stessa abita”.

La norma fornisce al secondo paragrafo delle utili indicazioni nell’ipotesi controversa in cui la persona abbia i propri legami professionali in uno Stato diverso da quello in cui sono radicate le proprie relazioni personali. In questa situazione si presume che la residenza normale si possa individuare nel luogo in cui sono intrattenuti i legami personali purché tale soggetto vi ritorni regolarmente. “

Quindi secondo la giurisprudenza i legami personali, purché si faccia ritorno regolarmente in Italia, sono quelli che definiscono il luogo di residenza.

Eppure in un’altra sentenza, quella n. 6501/15, pubblicata 31.03.2015, dalla Sezione Tributaria della Suprema Corte è stato affermato che il soggetto che si è trasferito all’estero e in particolare in un paradiso fiscale, per svolgere un’attività di lavoro dipendente che lo impegna a tempo pieno, non deve pagare le tasse in Italia, secondo il principio di tassazione su base mondiale, nonostante in Italia siano rimasti gli affetti familiari.

In questo caso i giudici della Suprema Corte invocano un principio non conforme all’orientamento giurisprudenziale prevalente. Si afferma infatti che “le relazioni affettive e familiari […] non hanno una rilevanza prioritaria ai fini probatori della residenza fiscale, venendo in rilievo solo unitamente ad altri probanti criteri – idoneamente presi in considerazione nel caso in esame – che univocamente attestino il luogo con il quale il soggetto ha il più stretto collegamento”.

In pratica qui abbiamo la giurisprudenza che da un lato considera i legami affettivi come criterio fondamentale per determinare la residenza delle persone fisiche, dall’altro lato afferma che qualora ci siano prove evidenti che le relazioni affettive non abbiano rilevanza prioritaria allora non possono essere determinanti per l’attribuzione della residenza fiscale del soggetto.

O ammazzi la mamma o ti affidi a un professionista

Personalemte non sono un tributarista, però mi occupo spesso di queste questioni per me e le mie attività economiche, quindi un’idea me la sono fatta. Da questa vicenda controversa se ne deduce che o ammazzi la mamma e tutte le relazioni affettive che hai in Italia oppure ti affidi a un professionista che sappia districarsi in questo casino colossale.

Perché abbiamo visto che:

  1. l’Agenzia delle Entrate non molla facilmente la presa,
  2. le spese processuali e le somme di denaro da anticipare al fisco possono essere piu’ che sostanziose
  3. infine la giurisprudenza italiana non aiuta a fare chiarezza su questa questione.

Come al solito le cose in Italia non sono mai chiare, non c’è nulla di certo e l’unico modo per affrontare una questione districata come questa è veramente quella di rivolgersi ad uno che ci ha sbattuto la testa molte volte. Non se ne scappa.

Inoltre bisogna aggiungere che il funzionario dell’agenzia delle entrate non ha alcun interesse a lasciarti andare liberamente all’estero visto che i singoli funzionari vengono premiati per il totale dell’accertato stimato.

In parole povere, anche se lo Stato perde nel contenzioso giudiziario, il funzionario viene premiato comunque. Questo vuol dire che l’Agenzia delle Entrate contraddice il tuo trasferimento di residenza a priori.

Quindi la lotta è chiaramente ad armi impari e tu non sei quello che ha il coltello dalla parte del manico. Purtroppo, tu in mano hai una lama molto affiliata che rischia di farti pagare multe molto salate.

Pagare le tasse: Come ridurle?

Il trasferimento di residenza rappresenta un’opportunità molto importante per te, la tua famiglia e la tua attività economica.

Andare all’estero non rappresenta solamente un modo per pagare meno tasse, ma anche per vivere meglio, in luoghi più accoglienti di quelli che offre oggi l’Italia che è abbrutita dalla crisi e dall’infelicità collettiva che colpisce praticamente tutti.

Ci sono una marea di località in Europa e nel resto del mondo che hanno luoghi caldi e accoglienti, prezzi bassi, affitti bassi, tasse irrisorie, infrastrutture e servizi efficienti.

Il problema è che tra te e questi paradisi c’è il Fisco a controllare che tu non sbagli nemmeno un passo. Molti tuoi connazionali ci hanno già sbattuto la fronte e ce la sbatterai anche tu se non ti premunisci con i consigli di un esperto in materia.

Il fatto è che quando Luca dice che certe cose vanno fatte con la supervisione di un professionista non vuole cercare di vendere il suo servizio a tutti i costi. Il punto è che il trasferimento di residenza è un’operazione molto delicata, esattamente come quella che effettua un chirurgo.

Qualsiasi chirurgo esperto prima di cominciare una qualsiasi operazione ti invita a compiere alcuni step: radiografie, analisi del sangue ecc. Sono procedure necessarie per assicurarsi che l’operazione vada a buon fine. Nelle settimane prima dell’operazione il chirurgo ti fa assumere le pillole contro la coagulazione del sangue per impedire che l’operazione vada male.

Lo stesso vale nel caso del trasferimento di residenza. Quando effettui il trasferimento di residenza devi essere preparato da un esperto che ti dà le pillole giuste per non compromettere l’operazione e non cadere in coma per i 10 anni successivi!

Il problema è sempre lo stesso. Quando il guaio è fatto puoi solo rivolgerti all’avvocato e aprire un mutuo per sostenere le spese processuali e la probabile condanna a pagare la multa.

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Luca Taglialatela

Dottore commercialista e tributarista internazionale, creatore di Trasferimento Sicuro, il primo blog dedicato ai trasferimenti di residenza fiscale dall’Italia verso l’estero e Tax Planning Internazionale, il primo blog che insegna agli imprenditori come risparmiare fiscalmente sull’attività della propria azienda grazie al tax planning internazionale.

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