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I Trust Offshore e la Protezione Patrimoniale

12 Febbraio 2024

Lo step successivo al cambio di residenza fiscale ed all’incorporazione di un business offshore è quello di proteggere il proprio patrimonio attraverso un trust.

E’ questo il livello ultimo e definitivo di protezione e privacy a cui un soggetto può arrivare.

Che cos’è un trust?

Il trust è un istituto molto diffuso nei paesi di Common law, che viene riconosciuto nel nostro Paese grazie alla Convenzione dell’Aja dell’85.

Può essere definito come il rapporto giuridico istituito da una persona (detta disponente o settlor), attraverso un atto inter vivos o mortis causa, in virtù del quale un dato soggetto, chiamato trustee (o fiduciario), cui sono attribuiti diritti e poteri di un vero e proprio proprietario, gestisce un patrimonio nell’interesse di uno o più beneficiari o per uno scopo predefinito.

I beni oggetto del trust costituiscono un patrimonio vincolato e separato rispetto a quello del trustee e del disponente.

Invece di detenere il proprio patrimonio personalmente o attraverso una società, il trust consente a chi lo costituisce di spossessarsi di parte del proprio patrimonio (che può essere costituito da immobili, investimenti finanziari, partecipazioni aziendali, ecc) schermandolo da qualsiasi pretesa o azione di soggetti terzi.

Perché costituire un trust offshore?

Avere un trust offshore (ossia in una giurisdizione diversa dalla tua originaria) può fornire livelli estremamente elevati di protezione patrimoniale rendendo praticamente impossibile per i creditori di qualsiasi tipo (creditori aziendali, fisco, ex mariti/mogli) individuare ed aggredire il patrimonio attribuito al trust.

Inoltre, strutture di questo tipo possono anche comportare vantaggi fiscali relativamente ai redditi generati dal trust medesimo.

La costituzione di un trust offshore presenta una serie di vantaggi rispetto a un equivalente nazionale, in particolare quando si tratta di privacy e di una protezione patrimoniale più solida.

Oltre a trovarsi in località spesso remote, quindi difficilmente accessibili ai creditori, alcune delle giurisdizioni leader nella costituzione di trust non riconoscono le sentenze dei tribunali di fonte straniera, qualunque giudizio emesso nel paese di origine del disponente in favore di un eventuale creditore, non si applica nella giurisdizione offshore. 

Il creditore dovrebbe quindi intraprendere una nuova azione legale nel paese di costituzione del trust (alcuni dei quali chiedono depositi fino a 200.000 $ solo per istituire una causa giudiziaria) con scarsissime, se non nulle, possibilità di successo.

Dove costituire un trust offshore?

E’ necessario analizzare una serie di fattori chiave.

Per trarre il massimo beneficio è opportuno scegliere un paese con una tassazione bassa o nulla, senza imposizione sui capital gains e senza tasse di successione e donazione.

Inoltre è importante assicurarsi che la reputazione della giurisdizione sia buona, informarsi sulle normative bancarie e verificare, come anticipato in precedenza, se il paese di costituzione del trust riconosce o meno le sentenze giudiziarie straniere.

Giurisdizioni offshore popolari:

  • Le Isole Cook 
  • Le Isole Vergini britanniche
  • Le Isole Cayman
  • Saint Kitts e Nevis
  • ​Bahamas.

Tutte queste giurisdizioni si caratterizzano per sistemi giuridici di common law, per il fatto di non riconoscere sul proprio suolo la validità di sentenze di tribunali stranieri, garantiscono un elevatissimo livello di privacy, associato ad efficienti sistemi bancari ed una tassazione territoriale o nulla. 

Inoltre, in molti casi offrono la possibilità di ottenere la residenza e/o la cittadinanza attraverso investimenti.

Come costituire un trust offshore?

La costituzione di un trust richiede un’attenta pianificazione, è per questo importante affidarsi a professionisti specializzati in protezione patrimoniale e fiscalità internazionale. 

Il professionista sarà in grado di guidarti nella scelta della giurisdizione migliore e nella ricerca di una trustee locale, quale può essere un avvocato o una società fiduciaria.

L’importanza di combinare il trust offshore con una residenza fiscale offshore.

In Italia l’individuazione della residenza del trust deve essere operata applicando le regole generali dettate dall’art. 73 co. 3 – 5 del TUIR, per cui si considerano residenti i trust (come le società) che hanno nel territorio dello Stato, per la maggior parte del periodo di imposta:

  • la sede legale, 
  • la sede di direzione effettiva (per tale intendendosi “la continua e coordinata assunzione delle decisioni strategiche riguardanti la società o l’ente nel suo complesso”),
  • la gestione ordinaria (per tale intendendosi “il continuo e coordinato compimento degli atti della gestione corrente riguardanti la società o l’ente nel suo complesso”) in via principale.  

Inoltre, sono state riformulate dal punto di vista formale le presunzioni di residenza in Italia, per cui si considerano residenti: 

  • salvo prova contraria, i trust e gli istituti aventi analogo contenuto istituiti in Stati o territori non appartenenti alla white list in cui almeno uno dei disponenti e almeno uno dei beneficiari del trust sono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato;
  • salvo prova contraria, i trust istituiti in uno Stato non appartenente alla white list, quando, successivamente alla loro costituzione, un soggetto residente nel territorio dello Stato effettui in favore del trust un’attribuzione che importi il trasferimento di proprietà di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari.

Da qui emerge un’osservazione importante. Ha senso costituire un trust offshore, quando già si dispone di una residenza fiscale offshore, che ne permetta a pieno lo sfruttamento.

Ci si può legittimamente chiedere come e quando mai l’amministrazione fiscale italiana (o della maggior parte dei paesi europei) verrà a conoscenza dell’esistenza di questo trust offshore, tuttavia esistono degli obblighi di monitoraggio fiscale in capo al beneficiario residente in Italia (ed in altri paesi) che prevedono la compilazione del quadro RW nella propria dichiarazione dei redditi per comunicare l’esistenza di queste strutture all’estero.

Per sfruttare al massimo i benefici di questo istituto, quindi, è di capitale importanza di considerare tutti gli elementi in gioco, senza lanciarsi in avventure rischiose senza l’ausilio di un consulente esperto.

Wish You All The Very Best

Luca Taglialatela

Luca Taglialatela

Dottore commercialista e tributarista internazionale, creatore di Trasferimento Sicuro, il primo blog dedicato ai trasferimenti di residenza fiscale dall’Italia verso l’estero e Tax Planning Internazionale, il primo blog che insegna agli imprenditori come risparmiare fiscalmente sull’attività della propria azienda grazie al tax planning internazionale.

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